Esiste una cantina nel territorio dell’Etna che richiama immagini primordiali e materiche: solamente tre parallelepipedi di un blindato ferro a ossidazione controllata emergono dal sottosuolo. Al grembo della terra vengono infatti affidati tutti gli ambienti, che restano completamente Ipogei. Cantina Alta Mora Cusumano, in provincia di Catania, ricorda nell’idea la sacra fucina di Efesto, colui che forgiava metalli ed armi per dei ed eroi e che il mito voleva abitasse la pancia del vulcano. Molti edifici che abbiamo visto e vedremo si relazionano con il paesaggio aprendosi ad esso senza soluzione di continuità. In questo caso invece il dialogico più giusto con il luogo lo si ottiene calandosi in uno paesaggio “interno” ed “interiore”, per tornare poi in superficie con il tesoro del vino.

Alta Mora Cusumano: la fucina di Vulcano

Si comincia con un ingresso quasi segreto, sacralizzato da strutture possenti con poche aperture, ma allo stesso tempo integrato nel paesaggio perfettamente, come se fosse il risultato della aggregazione alchemica della stessa polvere ferrosa che qui permea il terreno. Nella struttura esterna – stereometrica e pura – già si legge chiaramente l’intenzione di essenzialità e assenza di sprechi che fa assurgere il progetto dello studio palermitano Ruffino Associati a livelli elevati di raffinatezza e semplicità.

Alta mora cusumano

Una spelonca antropica

Gli interni essenziali e puliti sono un ibrido tra natura e architettura, qualcosa di liminale tra l’essere una stanza ed una caverna, un ambiente con l’appeal eteroclito di una spelonca antropica. Il pavimento in resina lascia spazio a brani di terra così come l’intonaco delle pareti si fonde con la nuda roccia lavica. Scale metalliche sospese da tiranti che fanno da corrimano ricordano mitiche discese in miniera. Un ambiente di una staticità quasi negata perché ciò che nasce dal magma e dalla lava ha solo l’illusione dell’immobilità.

Alta mora cusumano cantina

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Tutto si trasforma, nell’abbraccio della terra i semi muoiono a sé stessi e rinascono come piante, solidi basalti e gelido ferro fondono come cera nel sacro fuoco della fucina. Così Il mosto nei tini e nelle botti trasmuta silente in qualcosa di altro, in un procedimento che coinvolge in modo “pagano” tutti gli elementi del quaternario: l’aria e l’acqua della fermentazione, il fuoco sottinteso del vulcano, ma soprattutto e prima di tutto la terra.

Alta mora cusumano bottaia

Alta Mora Cusumano: un amore per la terra

Questa terra che si ama perché genera e produce, ed una delle espressioni più autentiche dell’amore è “l’avere cura”. Una cura che l’architetto non può che esprimere se non con il rispetto dei principi di sostenibilità ed ottimizzazione energetica delle attività produttive. L’omeotermia dell’involucro edilizio viene affidata direttamente all’inerzia delle rocce vulcaniche, l’illuminazione led regolata e modulata in base alle attività e resa per questo anche notevolmente scenografica e sacrale.

Alta mora cusumano terra

Gli sprechi sono ridotti a zero nell’uso di materiali locali come il cocciopesto delle marne vulcaniche per le finiture, ed ovviamente la pietra lavica. L’energia è prodotta dalle biomasse degli scarti di lavorazione, la realizzazione ed il funzionamento dell’edificio sono totalmente a chilometro zero.

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Alta Mora Cusumano: come in alto così in basso

E come in uno dei più celebri motti ermetici “come in alto così in basso”, ciò che fruttifica nella terra del vulcano restituisce dopo la vinificazione nel suo sottosuolo lo stesso carattere del Genius Loci così magistralmente interpretato dai progettisti. L’espressione più autentica degli acini del vitigno nerello mascalese allevato con il metodo della spalliera ed alberello, pressati sofficemente per poi fermentare in acciaio, svolgere anche la malolattica ed invecchiare infine in grandi botti di rovere.
Ritroviamo nel colore granato, nella mineralità e nell’ampia gamma olfattiva del nerello, le atmosfere mitiche, essenziali seppur raffinate, che fanno da archetipo alla nostra immaginazione più primitiva e piacevole.

Vitigno nerello mascalese

Il progetto in breve:

Progetto: Ruffino Associati

Committenza: Cantina Alta Mora

Dove e quando: Castiglione di Sicilia (CT), 2015

Crediti fotografici: Ruffino Associati, Wine Dharma (solo per la foto del nerello mascalese)

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