Tutti conoscono il Leonardo da Vinci artista, ingegnere e inventore. Qualcuno lo conosce come vignaiolo, ma davvero pochi sanno che – forse – fu anche oste e cuoco in compagnia dell’amico fraterno Sandro Botticelli. Leonardo era figlio di Ser Piero, un notaio la cui famiglia particolarmente benestante vantava, tra le numerose proprietà terriere, anche dei vigneti alle pendici del Montalbano. Qui nonno Antonio e zio Francesco producevano alcune botti di vino rosso destinate al consumo familiare.

Leonardo Da Vinci: il vignaiolo

Quella del Leonardo vignaiolo è una storia troppo spesso dimenticata che sigilla il suo legame con la città di Milano. Tuttavia, ancora prima, Leonardo aveva già toccato con mano la vita di campagna nella sua infanzia rimanendone profondamente affascinato.

La vigna di Leonardo

Nel 1482, dalla Firenze di Lorenzo il Magnifico, Leonardo arriva a Milano alla corte degli Sforza dove non fu solo un geniale artista e ingegnere, ma anche una sorta di gran maestro di cerimonie per Ludovico il Moro. Non fu facile guadagnare l’affetto del duca, ma Leonardo ci riuscì al punto da farsi regalare un vigneto di circa un ettaro in fondo al giardino della Casa degli Atellani ai margini di Porta Vercellina a Milano nell’ottobre 1498. Sicuramente parte del merito va all’Ultima Cena, completata proprio nel medesimo anno: un vero capolavoro – oggi patrimonio UNESCO – nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie che aveva fatto di Leonardo uno degli uomini più fidati di Ludovico il Moro. Nel 1500 fu costretto a lasciare Milano, ma la sua adorata vigna troverà un posto anche nel suo testamento, scritto in punto di morte nel 1519.

Leonardo Da Vinci scrittura

Dopo l’Expo del 2015 un team di esperti ha riportato alla luce l’impianto di questa vigna e grazie allo studio del DNA hanno trovato il vitigno in essa coltivato: la Malvasia di Candia Aromatica. La Malvasia di Candia Aromatica ha un corredo organolettico intenso ed è portata ad appassire in pianta. Si elaborano vini di colore giallo paglierino carico con riflessi dorati più o meno accentuati, profumi di albicocca ed erbe aromatiche che, a seconda della maturazione e della vinificazione, declinano in un’ampio bouquet di note di pasticceria. Ha anche un buon grado alcolico equilibrato da freschezza e sapidità.

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Leonardo Da Vinci: forse fu anche oste?

Leonardo da Vinci era un grande goloso e intenditore enogastronomico. Pare che con Botticelli, che aveva conosciuto nella bottega del Verrocchio, amava discutere delle varie fermentazioni e di inusuali abbinamenti cibo-vino. Non solo: questi due incredibili artisti avevano una passione per la cucina così intensa che – tra realtà e leggenda –  li si pensò gestire l’Osteria Tre Rane in zona Ponte Vecchio, purtroppo un fallimento. Secondo alcune teorie Leonardo si era reinventato cuoco e interpretava i piatti tradizionali col piglio della novelle cousine: serviva porzioni piccole presentate con una cura maniacale. La cosa più curiosa era il menu, scritto da destra verso sinistra dallo stesso Leonardo e reso appena comprensibile dagli splendidi disegni del Botticelli: avrebbero così inventato l’antenato del moderno menu fotografico! Questa esperienza – solo in un primo momento negativa – gli fu preziosa a Milano, quando era diventato non solo l’eccellentissimo artista di corte, ma anche l’organizzatore dei migliori banchetti di Ludovico il Moro. Peccato che nemmeno il duca amava far morire i suoi ospiti di fame e al suo involtino di acciuga sopra una rapa scolpita a forma di rana o alla sua zampa di rana su foglia di tarassaco preferì le salsicce di cervello di maiale di Bologna o lo zampone di Modena!

Leonardo Da Vinci

Le invenzioni legate alla cucina

In quegli anni inventò i tovaglioli perché, da grande animalista qual era, non sopportava di vedere le mani sporche di cibo pulite nel pelo dei cani da compagnia o in quello dei conigli legati alle tavole. Inventò anche la forchetta a tre rebbi, il tritacarne, il cavatappi per mancini, l’affetta prosciutto: tutti disegni che in un primo momento furono scambiati come terribili macchine da guerra.

Donna nobile con coniglio sotto il tavolo

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Leonardo Da Vinci oste: realtà o leggenda?

Del Leonardo gastronomo di cui si è accennato sopra è arrivata solo una trascrizione datata 1931 di un certo Pasquale Pisapia e l’Hermitage, il celebre museo di San Pietroburgo, nega di essere in possesso del manoscritto originale chiamato Codice Romanoff di cui egli parla. Le ricette, le norme igieniche, le regole di galateo e le invenzioni riportate sembrano davvero attribuibili a Leonardo per stile e inventiva e, anche se di questo manoscritto non ci sono tracce che consentono di autenticare la trascrizione, tanti indizi portano molti esperti leonardiani a supporre che non sia solo una leggenda.

Leonardo Da Vinci codice romanoff

“Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni.”

Leonardo Da Vinci

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