Per parlare del Manifesto della Cucina Futurista occorre fare una premessa sul movimento che lo ha originato. Il Futurismo è stato un movimento culturale che ha poi esplorato ogni forma di espressione – compresa la gastronomia – nato in Italia nel 1909 con il poeta Filippo Tommaso Marinetti e il suo Manifesto Futurista. In questo si esaltava la tecnica, si dichiarava fiducia illimitata nel progresso e si esaltavano il dinamismo, l’industria, la velocità, il nazionalismo, il militarismo e la guerra. Quest’ultima, in particolare, veniva definita “la sola igiene del mondo”. 

Il Manifesto della cucina futurista: idee e ideali

Se la prima fase del Futurismo fu costruita principalmente su un’ideologia guerrafondaia, anarchica e fanatica dove non mancano episodi di violenza, la seconda fase abbracciò il regime fascista senza ricevere molta considerazione dai suoi gerarchi. A differenza di quanto accadde in Italia, in Russia il Futurismo fu caratterizzato da un’utopica idea di pace e libertà sia individuale sia collettiva, tanto che una grossa fetta dei futuristi russi aderirono al bolscevismo, cosa che fecero anche i futuristi italiani di sinistra.

Un movimento così articolato e impregnato di volontà di autoaffermazione non poteva che toccare ogni aspetto della vita ed è così che entra “a gamba tesa” anche nella cucina, considerata un’arte da equiparare a quelle più nobili.  Il 20 gennaio 1931 Marinetti pubblicò il Manifesto della cucina futurista sulla rivista Comoedia. Ecco uno stralcio:

“(…) vi annuncio il prossimo lanciamento della cucina futurista per il rinnovamento totale del sistema alimentare italiano, da rendere al più presto adatto alle necessità dei nuovi sforzi eroici e dinamici imposti dalla razza. La cucina futurista sarà liberata dalla vecchia ossessione del volume e del peso e avrà, per uno dei suoi principi, l’abolizione della pastasciutta. La pastasciutta, per quanto gradita al palato, è una vivanda passatista perché appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti. È d’altra parte patriottico favorire in sostituzione il riso”.

Curiosamente Marinetti venne fotografato al Ristorante Biffi di Milano intento a mangiare con la forchetta un piatto di spaghetti solo poco tempo dopo l’uscita del Manifesto in cui si condannava anche l’uso delle posate.

Manifesto della cucina futurista

La battaglia del grano tra Futurismo e Fascismo

La battaglia del grano, una campagna di promozione della coltivazione del frumento, fu lanciata dal regime Fascista nel 1925 con l’obiettivo di raggiungere la sovranità alimentare. Per quanto la campagna ebbe successo, il consumo di grano era comunque non sostenibile con il solo frumento prodotto in Italia e così si cominciò a incoraggiare il consumo di riso (che si produceva in abbondanza).

Manifesto della cucina futurista la battaglia del grano

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Manifesto della Cucina Futurista: i sottoscrittori

Il primo cuoco ad aderire al Futurismo fu il francese Jules Maincave nel 1914, che successivamente aprì anche un ristorante futurista proprio con Marinetti (Taverna del Santopalato a Torino). Maincave descrisse la cucina futurista come un’armonia originale della tavola, intesa come tutti gli oggetti che la compongono e la arredano, con i sapori e con i colori delle vivande. Per questo creò nuovi accostamenti tra gusti separati senza una ragione evidente, con l’obiettivo di sorprendere e dare nuovi stimoli. Tra i suoi piatti figurano il filetto di montone con salsa di gamberi e la banana al groviera.

La Cucina Futurista invitò la chimica a trovare nuovi modi per nutrire il corpo attraverso l’utilizzo di polveri e pillole che permettevano un notevole risparmio economico, forse un preludio alla imminente, a tratti coeva, autarchia. Essa invitava anche a usare la musica tra una vivanda e l’altra e a preferire la poesia alla conversazione, soprattutto se di politica. Il piatto simbolo del Futurismo fu il carneplastico, un cilindro verticale di vitello ripieno di undici tipi di verdure, sormontato da miele e sorretto da tre sfere di carne di pollo su cui poggiava un anello di salsiccia.

Manifesto della cucina futurista

In questo piatto ogni elemento sembrava stato aggiunto a sé stante come fosse stato composto giocando al cadavere squisito. Nell’accostamento dei sapori e delle forme, la cucina futurista cercò il superfluo creando piatti volutamente immangiabili dove l’originalità era data da un caos sensorialmente e realisticamente improponibile.

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Dalla cucina futurista alla Nouvelle Cousine fino alla Cucina Molecolare

L’eredità della cucina futurista, tuttavia, con la sua ricerca di raffinatezza e armonia della composizione, con l’integrazione della chimica nelle ricette (additivi, conservanti) e l’uso di strumenti tecnologici per tritare o emulsionare, sarà raccolta prima dalla Nouvelle Cousine, poi dalla Cucina Molecolare e infine trasposta nella cucina del terzo millennio, sia industriale sia gourmet. Anche se in modo assolutamente stravagante, la cucina futurista funse da apripista a tutti quegli chef che sacrificarono il gusto per la forma, sulla scia di elevare la figura dello chef ad artista dopo che gli stessi artisti si proposero come chef, come fece ad esempio Fillìa (pseudonimo di Luigi Colombo nato a Revello nel 1904 e morto a Torino ad appena 32 anni, poeta e pittore futurista che firmò con Marinetti il Manifesto della cucina futurista e il libro La cucina futurista) con il carneplastico.

Carneplastico

Crediti fotografici:

Tutte le immagini sono tratte da Wikipedia, ad eccezione dell’ultima foto del carneplastico che è tratto dal sito web Taccuini Gastrofisici.

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