Se di solito evito le polemiche dell’attualità che trovo un inutile rumore aggiuntivo al tanto rumore che già ci circonda, il caso Pandoro Chiara Ferragni non riesco proprio ad ignorarlo. Le ragioni sono molteplici: Chiara è una blogger-imprenditrice come me (anche se io sono molto meno famosa e purtroppo non ho né il suo conto in banca né la sua cabina armadio), Chiara ha praticamente la mia stessa età e – in ultimo – sui vari social sto leggendo commenti di una fede cieca che mi ricordano certe sette e mi fanno anche un po’ paura, fortunatamente intervallati da risposte di rara lucidità. No, non riesco a ignorare il video capolavoro del marketing dove Chiara Ferragni compare con una tuta che sembra la stessa che zia Abelarda ha lasciato nel bidone della Caritas di Quarto Oggiaro. Sarà che anche io mi occupo di marketing… sarà che la suddetta tuta è andata sold out per 600 baiocchi… ma non ce la faccio proprio. Quindi spero mi sopporterai se anche oggi esco un po’ dal tema, ma vedrai: non ci uscirò nemmeno troppo in quanto almeno toccherò un tema interessante per un sommelier ovvero la qualità del cibo sponsorizzato.

Pandoro Chiara Ferragni: domande e risposte di un delirio collettivo

Thread, Instagram, Facebook, Quora, LinkedIn… non c’è social network in cui non sono comparsi una miriade di post e commenti sul caso Pandoro Balocco Chiara Ferragni. In mezzo c’è di tutto: da chi attacca (anche con grande maleducazione) a chi difende, in un mood che sembra la curva degli ultras di San Siro. L’altra squadra porta una tesi? Sono invidiosi. Non stanno nemmeno a leggere i fatti e io mi domando se il problema è che non riescono a capirli o se non gli interessa in quanto loro tifano a priori per la loro giocatrice preferita.

Ho letto però anche commenti di donne invidiose che mi hanno fatto ancora più tristezza: gente che se la prende con Chiara Ferragni perchè le foto che posta sono uno schiaffo a loro che non se lo possono permettere. Giuro, mi viene la pelle d’oca a leggere che esistono persone simili e magari hanno pure figli: che valori potranno mai insegnare a questi poveri bambini? Signore: nessuno vi obbliga a seguire il profilo di nessuno e se un’immagine vi urta potete scegliere di non vederla più. Però vi ricordo che siete proprio voi il target perfetto: siete voi che comprerete quella borsa che non potete permettervi per sentirvi e apparire donne di livello… perchè diciamocelo: una donna adulta appagata della sua vita se vede un’altra donna con una bella borsa in un bel posto pensa semplicemente “Che bello!” o “Fantastico! Quasi quasi anno prossimo ci vado anche io!” e non prova nessun fastidio. Le donne invidiose sono quelle che vivono alle spalle di qualcuno e non sanno produrre ricchezza e per questo sono le più attaccate ai soldi.

Però non tutti i commenti che attaccano il Pandoro Chiara Ferragni nascono dall’invidia…

Lo so, sembra difficilissimo da capire. Difficilissimo. Siamo nell’era dove l’invidia sociale ha toccato i massimi storici, anche grazie ai social network, templi del narcisismo e della frustrazione umana. Nella società dell’apparire, dove sembrare conta più di essere, ci sono operaie o simili con uno stipendio da 1.200 € al mese che vanno in giro con delle borse di Louis Vuitton che hanno pagato più di quanto guadagnano cercando, attraverso un oggetto alla moda, un’elevazione sociale che – purtroppo per loro che ne sentono tanto il bisogno – non avverrà mai. Non avverrà perchè per cambiare status – e non me ne voglia l’ingenuo che nel 2023 crede che le classi sociali siano scomparse – conta essere. E se non si può essere direttamente qualcuno, si può comunque essere la figlia o la moglie di qualcuno. Sempre di essere si tratta (A tal proposito consiglio il libro Come diventare bella, ricca e stronza di quel genio di Giulio Cesare Giacobbe).

Eppure ci sono donne che non desiderano essere Chiara Ferragni. Ne sono certa: io ne sono l’esempio vivente! Lo ammetto candidamente: a me sul serio piacerebbe avere sia il suo conto in banca sia la sua cammina armadio… anche la sua taglia, già che ci siamo. Ma se il “prezzo” da pagare per avere queste cose è essere una donna che vive della sciatteria culturale della massa pubblicando foto e video in stile Grande Fratello che ritraggono outfit con brand protagonisti anche nei momenti di famiglia… beh fa lo stesso.

Sembra incredibile da credere… ma ci sono anche persone che hanno espresso la loro idea provando la totale indifferenza per Chiara Ferragni. Io certamente sono una di queste e penso ce ne siano tante come me. Anche perchè diciamocelo: c’è chi ha altri scopi e priorità nella vita oltre indossare un vestito e andare in una località rinomata. E se fare soldi piace a tutti o quasi, sono certa che per tanti conta come li fanno questi soldi. Io ammiro chi diventa ricco producendo cose che migliorano la vita delle persone: sia questo un farmaco, una tecnologia, un’auto, un divano o un libro. Ammiro chiunque faccia qualcosa per gli altri, grande o piccola che sia. Ammiro, non invidio. Inoltre non riesco a provare invidia per chi vive una vita da cartellone pubblicitario, proprio non ci riesco. Figurati ammirazione.

Pandoro chiara ferragni

La tuta di zia Abelarda venduta a 600 baiocchi

Va bene, lo ammetto. Io non seguo Chiara Ferragni su Instagram e quindi le foto che ho pubblicato nella copertina di questo articolo non le avevo viste prima di oggi. E non seguo nemmeno la moda in quanto mi vesto sempre come mi pare e piace. Così quando ho visto il video di scuse ho pensato che Chiara Ferragni avesse incaricato qualcuno di rovistare nel cestone della Caritas per trovare vecchi vestiti sciatti con cui apparire più dismessa e disperata. E avevo pensato che la tuta grigia andata Sold Out a 600 baiocchi fosse tipo una sorta di merchandising feticcio per collezionisti. Immagina il mio stupore di vederla indossata da Chiara Ferragni l’8 dicembre al Bedrutt’s Palace Hotel di St. Moritz, un Luxury Hotel dove la St. Moritz Suite scelta dall’influencer e famiglia costa la bellezza di 11.926 CHF a notte in questo periodo dell’anno. Con una borsa altrettanto costosa. Ho capito che io di moda sicuramente non ci capisco nulla e che forse il video strappalacrime è più spontaneo di quanto pensavo. In ogni caso nessun assistente è stato maltrattato per andare a rovistare in un bidone della Caritas.

Poi mi chiedo: se una persona normale va in giro con la tuta di zia Abelarda e si presenta in un locale luxury, la fanno entrare?

Chiedo perchè prima di vedere quel post oggi io ci ho scherzato parecchio con la mia amica sul fatto che neanche noi nell’armadio abbiamo un obbrobrio simile…

Pandoro chiara ferragni tuta grigia

E niente, a sto giro mi scuso io – sinceramente – per aver pensato che questo video era una trovata geniale di marketing con trucco, parrucco e abbigliamento studiatissimi per apparire più povera e più vicina ai bambini malati e bisognosi di beneficienza che lei stessa aveva strumentalizzato per vendere più Pandoro Chiara Ferragni. Probabilmente questo video è spontaneo e lei è la regina del marketing. Quello che per gli altri sarebbe una campagna studiata da grandi professionisti a lei esce naturalmente. Non mi stupisce: di Chiara Ferragni ce n’è una e non si arriva dove è arrivata lei solo per i baiocchi di babbo e mamma. Anche se quelli per fare la fashion blogger in un primo momento sono stati sicuramente fondamentali, si intende.

Ora puoi iscriverti alla newsletter o scorrere la pagina per continuare la lettura dell’articolo!

Pandoro Chiara Ferragni: la qualità percepita e il testimonial

Ora, però, ci spostiamo su un argomento più consono alla linea editoriale di questo giornale: il valore del prodotto rispetto al consiglio del testimonial/influencer. Mi viene in mente una pubblicità che vedo spesso in questo periodo in televisione: l’etichetta “approvato dal Gambero Rosso” della linea Deluxe del discount Lidl. Il Gambero Rosso, lo stesso che in questi giorni ha pubblicato questo articolo sugli inglesi che hanno smascherato il pane di Lidl”, sul suo giornale online “bastona” i suoi stessi sponsor per quel famoso “pane appena sfornato” che in realtà è un pezzo precotto, congelato e riscaldato.

Poi secondo me siamo un po’ al limite a mettere un rugbista vestito da chef… ma tant’è.

Vien da dire che per i baiocchi si fa e si dice tutto, anche che un discount come Lidl vende prodotti di qualità. E allora mi chiedo: qual è il valore del testimonial/influencer che lo promuove? Soprattutto quegli influencer che, ad esempio, promuovono vini con cui non laverei l’anatra dicendo che loro sono puri e promuovono solo cose buone… perchè hanno bisogno di giustificarsi? Il Gambero Rosso – “un’istituzione” che rispetto profondamente anche perchè il suo presidente Paolo Cuccia è stato il mio professore di Management della Gastronomia all’Università –  si fa problemi zero a creare un bell’adesivo per convincere i clienti di Lidl che non stanno comprando porcherie e attrarre nuovi segmenti di mercato. Perfino Chiara Ferragni non ha mai detto che il Pandoro Balocco è buono, ma se l’è giocata sullo zucchero a velo rosa con il suo occhione e sull’aiutare i bambini malati… perchè voi sentite il bisogno di giustificare le vostre sponsorizzazioni?

Siete un cartellone pubblicitario per vostra scelta e non c’è nulla di male nell’esserlo, davvero. Anzi, andatene fieri: se tanti affittano il vostro spazio vuol dire che o siete ben visibili, o siete bravi a far credere di esserlo. In ogni caso siete bravi.

Pandoro chiara ferragni

Ora puoi comprare il mio libro dedicato agli aspiranti sommelier, ai sommelier e ai winelover o scorrere la pagina per continuare la lettura dell’articolo!

Chiara Bassi libro sommelier manuale illustrato

Sommelier: il manuale illustrato

Tutti i miei appunti sul vino e sul cibo in un solo libro. Massima portabilità per studiare dove vuoi, quando vuoi… e anche con il tuo smartphone scarico! A tutti gli aspiranti sommelier… ubriacate il lupo! 😄🐺🍷🍀

Chiara Bassi

E te vuoi comprare la tuta di zia Abelarda a 600 baiocchi?

La mia riflessione è piuttosto rivolta a voi che comprate i prodotti sponsorizzati dal vostro testimonial preferito: un pandoro, un vino, una pasta o qualsiasi altra cosa. Perchè non capite che è solo una pubblicità? Perchè non capite che l’azienda Paperon De’ Paperoni ha affittato lo spazio di Paperino per promuovere l’ultimo modello della 313? Guidarla non vi farà diventare né figo né ricco come Paperone, mi spiace. E se andate a St. Moritz con la tuta di zia Abelarda probabilmente l’unico posto in cui vi fanno entrare è il reparto di psichiatria dell’ospedale. Anche se l’avete pagata 600 baiocchi.

Quindi, quando scegliete un prodotto, non compratelo perchè suggerito da un testimonial e non confondete un testimonial pagato con un critico non pagato. Nulla vi vieta di seguire e ammirare i vostri “cartelloni pubblicitari” preferiti, ma quando dovete compiere un acquisto cercate sempre e solo recensioni autentiche. E soprattutto ricordate che i contenuti che sponsorizzano un prodotto dietro compenso devono sempre contenere #ad, #pubblicità o altre diciture simili o sono illegali e non c’è giustificazione di approvazione del prodotto che tenga.

Pandoro Chiara Ferragni: cosa resterà?

Nulla, assolutamente nulla. Chiara Ferragni ormai è un mito, può fare qualunque cosa. Per me la morbosa curiosità della gente intorno a lei e ai cosiddetti VIP in generale è un mistero più grande della vita dopo la morte. Qualche certezza però c’è, in ordine sparso:

  1. nessun assistente è stato obbligato ad andare alla Caritas a rovistare per cercare una roba sciatta da indossare nel video di scuse;
  2. Chiara Ferragni è bellissima e può indossare qualunque cosa. Anche la tuta di zia Abelarda. Tu e io no, spiace;
  3. la linea Deluxe di Lidl è un grande NO, esattamente come il Pandoro Balocco.
Pandoro balocco pink Christmas

Caricamento