In questa tappa del nostro viaggio tra le cantine con le architetture più affascinanti del mondo torniamo a Bordeaux, in Francia, e più precisamente nella zona vitivinicola Saint Emilion Grand Cru. Qui l’architetto Norman Forest ha firmato l’ennesimo capolavoro: Le Dôme.

Le Dôme: vortice di legno e terracotta nel Saint Emilion Grand Cru

Un edificio di dimensioni relativamente contenute si staglia nel paesaggio già patrimonio UNESCO di Saint-Emilion, Bordeaux, come un miraggio che aleggia sulle vigne. La cupola a sesto fortemente ribassato e ricoperta in tegole, galleggia come un’astronave sulle colline, riproducendone i flessi gentili. Come un seno acerbo appena accennato è in perfetto equilibrio tra discrezione e attrattività, quasi un oggetto alieno posatosi a sondare il suolo se non fosse per la scelta della copertura di recupero in terracotta che la riporta alla tradizione negandone lo slancio alla levitazione.

Saint Emilion grand cru le dome

Nel Saint Emilion Grand Cru un contemporaneo Pantheon

La struttura lignea è decagonale e impostata su dieci travi in rovere locale che le conferiscono, oltretutto, un notevole aggetto esterno. L’intradosso della copertura assume l’aspetto di un enorme diaframma fotografico, un occhio dalle dieci palpebre che si schiude in un moto centrifugo lasciando il passo ad un oculo vitreo, fonte di luce naturale e suggestiva pupilla a imbuto che sottolinea ulteriormente il movimento generatore dell’edifico. Un vortice che scava la terra creando una tasca ipogea abitata dalle botti e dai tini, ma che allo stesso tempo con un movimento di avvitamento contrario ed inverso riallaccia lo spazio interno al cielo. Un movimento suggestivo che accompagna da sempre la gestualità degli architetti negli edifici sacri seguendo la retta dell’ “axis-mundi”, esattamente come in un contemporaneo Pantheon del vino, un edificio che esiste e si racconta tutto nella duplice natura, interna ed esterna, della sua copertura.

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Le Dôme Winery: gli interni

La scelta dei materiali negli interni denuncia chiaramente le varie funzioni dell’edificio. Il legno che fa da padrone sulla volta, continua a scaldare le zone delle aree visitatori e dei tavoli da degustazione, arricchite da pavimenti lapidei e sedute dal design morbido e flessuoso rivestite in pelle. Nella zona produttiva invece dominano la scena pavimenti in resina cementizia ed i metalli, non si fa segreto della “pancia high-tech” della struttura parzialmente visibile dalle balaustre e dominata dalle superfici lucide dell’acciaio inox dei tini.

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La zona di stoccaggio è particolarmente suggestiva nel posizionamento a raggiera delle botti, sistemante come fuchi nelle loro arnie lungo l’equatore interno di un camminamento che è anche percorso museale e didattico di scoperta dell’intero processo di vinificazione. Qui il soffitto ed il pavimento si riavvicinano, a differenza degli ambienti principali dotati di grande ampiezza e respiro, generando quel senso di concentrazione e silenzio che sempre accompagna zone di affinamento dove riposa il vino.

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Saint Emilion: un paesaggio da tutelare

La scelta di una edificazione quasi totalmente ipogea che giova di luce e ventilazione naturale, l’attenzione verso l’impatto paesaggistico per la pre-esistenza, ed infine l’utilizzo di consulenze locali specializzate nella progettazione vinicola per i vari Chateau della zona, fanno della Dome Winery una perla, un piccola opera d’arte che riassume in tutte le sue istanze le caratteristiche tipiche dell’oggetto di qualità.

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Il progetto in breve

Progetto: Foster + Partners _ A3A Architectes

Committenza: Jonathan Maltus

Dove e quando: Saint-Emilion, France, 2021

Crediti fotografici: Nigel Young

Le dome winery Saint Emilion grand cru

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