Sake Sound Party? Il mondo si divide in due categorie di persone: chi è cresciuto con i manga e chi no. E chi, come me, spendeva il 90% della paghetta in manga sa cosa voleva dire andare in pellegrinaggio in fumetteria tra la fine degli anni ’90 e i primissimi anni 2000. A Faenza ce ne era solo una, nemmeno troppo fornita, ma per fortuna andavo a scuola a Ravenna e lì ce ne era una con delle vere e proprie chicche! Io sono cresciuta con il mito del Giappone, con i ciliegi in fiore che formano tappeti rosa, con i baci mai dati, con le divise scolastiche alla marinaretta a contorno di amori romantici in cui ci si tocca con i pensieri ancora prima che con i corpi.

Fioritura ciliegi Giappone

Issei Rooftop di Radisson Hotel Collection Santa Sofia Milano: un invito speciale

Gli origami mi ricordano mio papà che faceva una barchetta microscopica con 1 quadrettino di carta da 0,4 mm, dopo averlo tagliato con cura da un quaderno e piegandolo numerose volte con le sue dita grandi. E la letteratura! Mi sono innamorata di Banana Yoshimoto a 14 anni, tanto che ho collezionato (e colleziono) ogni suo libro da allora. Natsume Soseki è diventata nel tempo la mia scrittrice preferita, ma anche Yuko Mishima, Kawabata Yasunari… e la cucina giapponese? Io potrei rinunciare oggi alla cucina italiana per quella giapponese, tanto che a casa ho 5 forchette di numero e tantissime bacchette! Finalmente 7 anni fa ho cominciato a lavorare per un’importatore di vino giapponese – Akiyoshi Tsuda – e quando finalmente anche il mio libro Sommelier: il manuale illustrato sarà tradotto in giapponese avrò realizzato uno dei miei sogni più grandi! Questa premessa giusto per dire l’entusiasmo con cui ho accolto  l’invito di Alessia Rizzetto per il Sake Sound Party del Radisson Collection Hotel Santa Sofia di Milano (che peraltro è a due passi da casa mia).

Sake sound party Radisson collection

Radisson Collection Hotels è una catena di alberghi di lusso che si propone di offrire ai suoi ospiti servizi esclusivi realizzando ogni loro desiderio. ISSEI Rooftop, il ristorante panoramico con cocktail bar d’ispirazione nikkei all’ultimo piano con una splendida vista sui tetti di Milano, celebra il Giappone con Sake Sound Party, 5 appuntamenti dedicati all’arte nipponica nelle sue diverse forme. Per i sommelier che non la conoscono, la cucina Nikkei nasce dagli immigrati giapponesi in Perù ed è una cucina fusion che racchiude elementi di entrambi i Paesi. Se si presta attenzione ai tratti somatici di alcune regioni dell’America Latina, infatti, questi sono molto vicini a quelli delle popolazioni dell’Estremo Oriente.

Radisson collection hotels santa Sofia rooftop

I locali sui tetti degli hotel sono molto di moda a Milano e del resto è bellissimo bere qualcosa ammirando lo skyline della città. L’arredamento del locale – rosso, la penombra, il velluto, gli specchi – mi ricorda certe atmosfere parigine con bohémien che si godono la vita a modo loro, senza convenzioni e imposizioni, ricchi solo di fantasia e improvvisazione. Un contrasto affascinante con il minimalismo e l’ordine giapponese.

Issei-rooftop-milano-Radisson-hotel

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Sake Sound Party: i cocktail e i fingerfood

Non solo una cucina Nikkei, ma anche i cocktail possono essere una fusione di Giappone e Perù. America Latina ed Estremo Oriente si fondono sorso dopo sorso grazie al talento del bar manager Marco Masiero con la collaborazione di Sake Company. Ed è così che il sudamericano Pisco danza con il ginger sake giapponese. Il risultato? Un drink davvero godibile che si beve anche troppo bene.

Sake Sound Party cocktail

Lo yuzu è un agrume originario dell’Asia orientale, particolarmente coltivato in Giappone, Corea e Cina. Ha un aspetto simile a un piccolo pompelmo, con una buccia ruvida e gialla (o verde, se non completamente maturo). Dal punto di vista organolettico ha un profumo unico che può essere definito come un incrocio tra un mandarino e un limone. Il Kodakara yuzu sake dell’antica azienda Tatenokawa Shuzo combina la delicata tendenza dolce del saké con la freschezza e aromaticità dello yuzu.

Ginger sake

Lo Yuzu Paloma è il cocktail più semplice tra quelli proposti: impossibile non apprezzarlo! Delicato, freschissimo e poco alcolico nonostante la presenza del tequila. Perfetto da solo per aprire la serata, ma se proprio si vuole abbinare a un fingerfood è sicuramente lo squisito pollo marinato proposto dalla bravissima chef Chiara Di Salvo la scelta migliore!

Kodama Pisco pollo marinato issei rooftop milano

Il Kodakara dry ginger sake dell’azienda Tatenokawa Shuzo fonde la tendenza dolce del sake alla pungenza dello zenzero.

Ginger Sake

Nel cocktail Kodama Pisco (quello che ho preferito) si fonde perfettamente al cetriolo e bilancia la nota leggermente affumicata del pisco. Perfetto in abbinamento ai fingerfood tartare di salmone e manzo.

Kodama Pisco Yuzu Sake

Nel cocktail Tanuki Bloom è presente la dicitura “Amabuki Sakè Kasu Sochu”, ma è un errore della carta in quanto l’Amabuki Sakè Kasu è appunto un tipo di sake mentre il Sochu (Shōchū) è un distillato tradizionale giapponese che si ottiene dalle patate dolci, dall’orzo o più raramente dal riso simile alla vodka. Il cocktail è a base di Sochu Tensor Kourin della Kagura Shuzo (Grazie a Akiyoshi per il prezioso aiuto a leggere le etichette!).

Sake

Il cocktail è profumatissimo grazie alla lavanda e gli amanti dei contrasti lo possono abbinare alla nota fumé degli gyoza, molto aromatici anche grazie al coriandolo.

Food issei rooftop milano
Sake

Non sono riuscita ad assaggiare la variazione del Negroni perchè era terminata (ho fatto l’errore strategico di tenerla per ultima in quanto era il cocktail più forte tra quelli proposti), ma posso dirvi che era preparata con questo sake chiamato Asagiri e conosciuto come un sake puro in quanto contiene solo riso, koji e acqua. Quello nella foto sottostante è il Sake Junmai Red Label Harukasumi di Kuribayashi Brewing & Co. che condivide con quello previsto nella carta Konishi Kokuagari Sake la tipologia junmai, ovvero senza aggiunta di alcol (tutto l’alcol deriva dalla fermentazione).

Chiara di Salvo chef issei rooftop

Ho avuto modo di parlare con questa giovanissima chef solo per pochi minuti al bancone, ma mi ha fatto un’ottima impressione. Molto preparata e molto appassionata, spero di aver occasione di approfondire il suo talento.

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Sake Sound Party: lo shodo giapponese

Una mia grandissima passione fin dai tempi del liceo era il disegno e la pittura con il pennello e le penne a china, tanto che ci ho fatto tutte le illustrazioni del mio libro Sommelier: il manuale illustrato con questa tecnica. Adoravo e adoro la pulizia monocromatica, spesso spezzata da un unico dettaglio di colore rosso (il mio colore preferito da sempre). Adoravo e adoro la precisione che richiedono. Adoravo e adoro che non puoi sbagliare: basta una sbavatura per dover ricominciare da capo. Questo richiede una concentrazione che definirei quasi meditativa: quando hai la china in mano non esiste nient’altro che quello che vuoi rappresentare e ci pensi davvero intensamente, un pensiero che definirei quasi multidimensionale. Forse per questo vedo lo shodo Giapponese, la shufa cinese e la seoye coreana ancora più elevate di una forma d’arte.

Copertina libro sommelier chiara bassi

Curiosamente ho scoperto oggi durante la scrittura di questo articolo che l’unica tecnica che utilizzo da sempre è uno stile pittorico dell’estremo oriente. Mi fa sorridere ricordare quanto litigavo con i miei professori del Liceo Artistico che tentavano di impormi i colori ad acquerello, i colori a olio, i pastelli… e niente, io utilizzavo solo la china nera con pennelli sottilissimi di peli di bue o cinghiale che sceglievo con grande cura.

Fino ad oggi avevo visto utilizzare questa tecnica solamente nelle serie TV coreane (mi viene in mente Guardian: The Lonely and Great God o più semplicemente Goblin, da vedere assolutamente!) e per questo la possibilità di ammirare Hiroe Namba cimentarsi nello shoda dal vivo è stato bellissimo per me. Cosa le ho chiesto di scrivermi però è un segreto…

Shodo giapponese

Sake Sound Party: gli origami

Questo evento mi ha sbloccato un ricordo dolcissimo: mio papà faceva sempre un piccolo origami con un quadretto di carta da quaderno a forma di barchetta. Aveva le dita grandi e la piegava con uno stuzzicadenti. Lo faceva ovunque, anche mentre parlava con le persone al bar e poi quando aveva finito regalava la microscopica barchetta al suo interlocutore. Ho dato quelle piccole barchette per scontate, ma è un altro suo gesto che mi manca tantissimo.

Origami giapponesi al Radisson collection

Poter fare la mia prima gru con Yuzuko Sudo è stato talmente bello che ho ordinato questa carta per origami su Amazon in attesa di fare tante barchette e tante gru.

Origami milano

Ho scoperto che con gli origami si possono fare dei bellissimi orecchini che hanno il pregio di essere leggerissimi e si possono portare tutto il giorno!

Chiara bassi origami orecchini

Sake Sound Party: gli irezumi

L’irezumi è una tecnica di tatuaggio tradizionale giapponese caratterizzato da disegni ampi – che possono occupare grandi aree del corpo – riempiti con colorazioni accese. Vanto degli appartenenti alla yacuza, la mafia giapponese, hanno in realtà origini antichissime stimate intorno all’anno 10.000 a.C., ma è solo intorno al periodo kufon (300-600 d.C.) che cominciano ad essere utilizzati per marchiare i criminali. Intorno al periodo Edo (1603-1867) l’irezumi comincia ad assumere anche una simbologia decorativa e di protezione e si apre anche alle persone oneste, seppur sempre dello strato sociale più basso della popolazione. Oggi i tatuaggi sono diventati popolari tra i giovani che tendono a un modello Occidentale, ma curiosamente in molti locali pubblici (terme, centri fitness, uffici…) è vietato l’ingresso a gente visibilmente tatuata.

Irezumi giapponesi

Avendo io un rifiuto cosmico verso i tatuaggi – mi scuso con tutti i sommelier tatuati che mi leggono – e non sopportando la pelle disegnata nemmeno con colori lavabili con acqua e sapone, vi condivido la bellissima Peonia che si è fatta disegnare la mia amica Valentina. In Giappone la peonia è simbolo di immortalità contrariamente all’Italia dove è emblema della fugacità del tempo a causa della brevità della sua fioritura.

Irezumi tatuaggi giapponesi

Gli irezumi originali non hanno niente a che vedere con i tatuaggi fatti a macchinetta alle nostre latitudini. Sono fatti a mano con un manico di legno legato ad aghi metallici con fili di seta e sono dolorosissimi, costosissimi e molto lunghi da realizzare. Per un solo tatuaggio che copre una certa parte del corpo possono volerci anche 5 anni e 30.000 €.

Radisson Collection Hotel & Issei Rooftop: le serate giapponesi in programma

Questa era solo l’anteprima per la stampa, i veri Sakè Sound Party devono ancora cominciare! Ogni venerdì, a partire dal 31 maggio, sarà possibile godersi dei cocktail di ottima qualità in questo ambiente speciale con i deliziosi fingerfood nikkei accompagnati dalla DJ Hiroko Hacci. Le serate previste sono:

  • 31 maggio: irezumi con Claudio Pittan
  • 7 giugno: origami con Yuzuko Sudo
  • 14 giugno: shodo con Hiroe Namba
  • 21 giugno: shodo con Hiroe Namba
  • 28 giugno: origami con Yuzuko Sudo

Per informazioni e prenotazioni: scrivere una e-mail a info.santasofia@radissoncollection.com. Buon divertimento!

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