Biancamela – Storia, simbologia, arte, musica e scienza di 7 meraviglie del nostro territorio – è la serata di gala su invito tenutasi al Monastero della Stella e offerta dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Saluzzo per presentare il nuovo logo del distretto della frutta del Monviso. Dopo una prima presentazione istituzionale si è aperta una serata al di sopra delle aspettative soprattutto per la sua parte culturale perchè immaginare di trasformare una cena a base di frutta in un momento culturale è un format originale e per nulla scontato. Realizzata in collaborazione con Fondazione Agrion e la partecipazione di ONA Frut martedì sera 27 marzo, è stata un viaggio avvincente tra leggende, fiabe e storia per coccolare la cucina dal grande potere evocativo di Daniele Palazzo del Ristorante Monviso creata per valorizzare la frutta locale.

Saluzzo e la frutta del Monviso

Lucetta, con la sua voce meravigliosa e la sua innata eleganza che hanno fatto da filo conduttore all’intera serata, ha introdotto il Daniele Dalamazzo, sindaco di Lagnasco e Presidente del distretto della frutta del Monviso e Mario Anselmo, Presidente della Cassa di Risparmio di Saluzzo che hanno dato una veste istituzionale alla serata.

Il distretto in numeri

Il Distretto della frutta del Monviso riunisce 44 comuni delle province di Cuneo e di Torino per settemila addetti che lavorano in oltre 16 mila ettari di frutteti. Nella zona del Distretto del Monviso sono coltivati i due terzi della frutta del Piemonte, ossia l’87% delle mele, il 97% delle nettarine,  il 76% dei kiwi, il 74% delle pere, il 72% delle susine e il 42% delle pesche.

Distretto della frutta del monviso

Un nuovo logo per la frutta del monviso

Il nuovo logo è stato realizzato da Andrea Piacenza e ha come protagonista una mela tagliata sulla sagoma del monte Monviso, la montagna più alta delle Alpi Cozie che fa da sfondo alla città di Saluzzo. Personalmente lo trovo molto carino, fatta eccezione per il font scelto per la scritta “frutta” che lo trovo un po’ datato.

Logo frutta del monviso

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La cena a Saluzzo con la frutta del Monviso

La cena è intesa come viaggio: ogni piatto è preceduto da una storia che vede il suo protagonista all’interno di un mito, di una leggenda o di una storia affascinante. Morso dopo morso siamo entrati nei racconti e la frutta si è vestita del suo abito più bello: la cultura. Bellissimi i filmati e i racconti che hanno davvero immerso i commensali in un format innovativo che merita di diventare un appuntamento fisso nei ristoranti del territorio.

Una mise en place di gran gusto nonostante alcuni fiori finti che – complici le luci soffuse – non si notavano troppo. Mele di tutte le forme e di tutti i colori, anche d’oro, percorrevano le lunghe tavolate. Il calice vuoto? Una provocazione che ammetto non mi ha entusiasmato: avrei preferito pasteggiare con il sidro presentato per tutta la cena o anche con una semplice sangria in caraffa fatta con la frutta del Monviso. E poi il vino stesso non è frutta reinterpretata dall’uomo? 😄

Pesca

La serata comincia con il colore giallo come emblema dell’immortalità. Uno spezzone del film “L’ultimo imperatore” per introdurre questo frutto di origine cinese giunto in Europa durante i floridi commerci orientali con l’antica Grecia. In particolare pare ne fosse particolarmente ghiotto Alessandro Magno, il celebre condottiero macedone che importò il pomo di Persia. Per la cucina cinese e la sua cultura, il pesco è un simbolo di immortalità tanto che ancora oggi le spose, durante il matrimonio, portano fiori di pesco come simbolo e speranza di amore eterno.

La pesca del Monviso è abbinata al salmone e vi si accorda per dolcezza pur conferendo un tocco di acidità.

Saluzzo frutta del monviso

Kiwi & castagna

La serata prosegue con il colore verde e quello marrone abbinati a uno spezzone di un film molto emozionante: Lezioni di piano. Una donna muta, vedova e con una figlia deve sposare uno sconosciuto per convenienza e si trasferisce in un’isola sperduta della Nuova Zelanda.

Una leggenda del luogo narra di pericolosi attacchi di sciami di insetti che devastarono la foresta fin tanto che il suo dio non chiese al kiwi – un piccolo volatile locale – di rinunciare alle sue ali per proteggerla. Per ringraziarlo del suo sacrificio fece crescere un frutto in suo onore: il kiwi, appunto. Oggi questo uccello è un simbolo nazionale tanto che i neozelandesi sono soliti a chiamarsi kiwi.

Per quanto riguarda la castagna, invece, si ritorna al tempo di Ippocrate, il primo a parlare del suo potere nutrizionale che gli era valso l’appellativo ghianda di Zeus. Una leggenda racconta di Nea, la ninfa di Diana che, per essersi rifiutata di giacere con Giove, fu trasformata in un albero che prese il nome di castanea (casta, vergine + Nea, il nome della ninfa).

Qui il classico abbinamento crudo e melone viene reinterpretato in chiave territoriale con il prosciutto crudo di Cuneo adagiato su due fette sottili di kiwi con a fianco una focaccia alle castagne (molto buona).

Saluzzo frutta del monviso

Mela renetta & susina

La leggenda di Guglielmo Tell è un inno alla libertà austriaca e, sebbene non ci siano prove certe della sua esistenza, ha contribuito alle lotte contro tiranni e invasori. Guglielmo Tell, per essersi rifiutato di inchinarsi davanti al cappello del balivo Gessler, fu obbligato a scagliare una freccia contro il figlio Gualtiero per centrare una mela posta sulla sommità del suo capo. Essendo lui un arciere di rara abilità riuscì nell’impresa, ma fu comunque condannato ad essere imprigionato e – durante il tragitto nei pressi del lago di Lucerna – riuscì a scappare grazie a una terribile tempesta e poi  liberò il popolo dall’oppressore con una seconda freccia.

Due le frecce di Guglielmo Tell e due i nomi del secondo frutto: prugna e susina. Tuttavia, in qualunque modo lo si chiami, resta un frutto delizioso.

Una rappresentazione evocativa della leggenda di Guglielmo Tell? La mela simbolica, ovvero la polpetta, viene infilzata da uno stecco che ricorda una freccia e appoggiata sulla salsa rubra alle susine. Piatto molto ben riuscito: la polpetta è cotta alla perfezione ed è molto gustosa.

Saluzzo frutta del monviso

Mela Granny Smith

Il colore verde prosegue con questa mela che si narra sia la stessa che ha ispirato il logo della Apple Inc. Uno spezzone del film New York New York di Martin Scorsese (1977) introduce una lettura dedicata al genio di Steve Jobs. La mela come frutto proibito fino ad essere oggetto di desiderio ieri e un simbolo di quotidianità oggi.

Una proposta American Style: un mini hamburger con formaggio cheddar e qualche fettina di mela tagliata sottile per conferire freschezza a complemento dell’insalata. Personalmente avrei tolto del tutto l’insalata, aggiunto un paio di fettine di mela in più e una fetta sottilissima di bacon… comunque già molto gustoso così.

Saluzzo frutta del monviso

Mela Fuji

Il colore verde si fonde alle striature rosse della mela Fuji, protagonista di questa storia introdotta dal film King Arthur – il potere della spada (2017). Gli amanti del ciclo arturiano (come me) conoscono bene Avalon, ovvero l’isola delle mele (dal bretone Aval), il luogo leggendario dove riposa Re Artù. Lucetta racconta un pezzo della leggenda medievale che ha ispirato questa portata.

Delizioso connubio tra la polenta e la purea di patate, mele e cipolle. Dal momento che la polenta è un piatto medievale, lo chef ha detto che voleva ricordare una corona… l’idea è bella, ma ammetto che la corona non era di facile interpretazione.

Saluzzo frutta del monviso

Sidro di mele

Le regole della casa del sidro è un film di Lasse Hallström del 1999 e un suo spezzone introduce la bevanda che viene servita. Dopo un riferimento al celebre romanzo di Flaubert Madame Bovary, si parla della Sidreria Craveri & Lamberti, nata nel 2019 con l’obiettivo di valorizzare le mele del cuneese, un simbolo della frutta del Monviso.

Finalmente il calice vuoto si riempie con un sidro di mele metodo classico di grande piacevolezza!

Arvira sidro di mele

Albicocca & Mela Golden

Lucetta racconta la nascita della legge di Newton che fu ispirata proprio dalla caduta di una mela.

Troppo carina l’idea di rappresentare il gelato caduto. Un classico con fior di latte, purea di mela e salsa d’albicocca perfetto come pre-dessert.

Saluzzo frutta del monviso

Pera

La pera è un frutto ricco di storia, simbolo di lusso e privilegio fin dai tempi del Re Sole che pare avesse chiesto al suo giardiniere di selezionarne e coltivarne oltre 500 varietà con epoche di raccolto diverse distribuite nell’arco dell’anno per averne sempre di fresche a disposizione. Per questo per celebrare questo frutto si è scelto uno spezzone del film Vatel di Roland Joffé (2000) che ha come protagonista proprio un banchetto del Re Sole. Il film è la vera storia di François Vatel, cuoco e pasticcere svizzero a servizio nel Castello di Chantilly e morto suicida per la colpa di non essere riuscito a compiere il suo dovere a causa di un ritardo nella fornitura di pesce al grandioso banchetto per la riappacificazione del principe di Condé con Luigi XIV.

Dalla cucina una piacevole mousse di mascarpone e pere con una riduzione di vino rosso. Un mio suggerimento per una prossima edizione? Sarebbe bellissimo proporre una pera cotta nel vino rosso come si usava per la prescrizione medica del tempo e accompagnarla con crema Chantilly, nata proprio per quel banchetto.

Saluzzo frutta del monviso

Mela Inored Story e Mirtilli

Dopo la mela avvelenata di Biancaneve La mela rossa di Italo Calvino che racconta la storia di un re, di una regina, di una bellissima figlia intrappolata in una mela e di un amore tormentato, ma a lieto fine.

Una deliziosa e scenografica bavarese di mela intinta nel cioccolato bianco con terra di mirtilli. Un richiamo alla fiaba di Biancaneve, ma con un finale diverso: la mela è senza veleno e dolcissima. Forse il piatto più riuscito della serata sia per presentazione sia per gusto.

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Cosa vedere a Saluzzo

Prima della cena ho fatto una passeggiata per questa bella città in cui spero di tornare presto. Saluzzo è un borgo medievale di circa 17.500 abitanti che si trova a nord della provincia di Cuneo, in Piemonte. Capitale per ben 4 secoli di un marchesato indipendente (dal 1142 al 1548), qui pare che il Medioevo abbia avuto la meglio sul Rinascimento e che l’arte abbia percorso una strada parallela a quella ufficiale delle zone confinanti e dell’Italia in generale.

Duomo di Saluzzo

Di rara bellezza, il Duomo è una scoperta: fuori non sembra niente di speciale, se non per le imponenti dimensioni, ma quando entri è una vera magia. Questa cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, è sede vescovile dal 1511. L’interno è uno splendido esempio di architettura tardo-gotica e a questo proposito va ricordato che Saluzzo è molto vicino al confine francese. Il tardo gotico è un linguaggio fondamentale della storia dell’arte del ‘400 al pari del Rinascimento e anzi si può definire il suo “competitor” diretto. Infatti, se il Rinascimento rappresentava XXX, il tardo-gotico preferiva immaginare un mondo fantastico dominato da un’aristocrazia che viveva in una perfezione costruita. Del resto siamo a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 e l’ordine medievale – che tanto aveva faticato a crollare in questi luoghi – è ormai alla frutta: non stupisce, quindi, che una rappresentazione cortese ricerchi un contatto più intimo con Dio.

Duomo di Saluzzo

Se l’architettura è indubbiamente gotica, la decorazione la pongono a cavallo tra il gotico fiorito e il barocco. Del resto entrambi condividono l’amore per il lusso, per l’uso dell’oro, per l’esasperazione della decorazione che diventa, talvolta, grottesca. La cattedrale di Saluzzo è un esempio stupendo della fusione di questi due stili che merita di essere visitata da tutti i sommelier appassionati d’arte.

Chiesa di San Giovanni

Nello splendido contesto della città vecchia, con un hotel di charme davvero romantico, sorge la Chiesa di San Giovanni e il suo chiostro.

Chiostro chiesa san Giovanni Saluzzo
Biancamela spettacolo circense

Un complesso pazzesco, con affreschi e cappelle ricche di storia.

Biancamela: quando la frutta diventa espressione della cultura

La serata di gala del distretto della frutta del Monviso è stata davvero speciale: l’organizzazione impeccabile del regista Michele Scanavino (che mi ha anche accompagnato in giro per Saluzzo e che spero di rivedere presto perchè ho trovato un’anima affine), la meravigliosa voce di Lucetta, la cucina di Daniele Palazzo del Ristorante Monviso, la musica, lo spettacolo circense, l’ambiente tra sacro e profano… un saluto finale di Angelo Branduardi con la sua canzone “cogli la prima mela” ci congeda, per accompagnarci a una notte ricca di sogni tra realtà e mito.

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